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Corso di aggiornamento per mediatori svolto in collaborazione con l’IPRS

25 marzo 2017 ore 9:30 / 18:30

Via Passeggiata di Ripetta, 11 c/o la sede dell’IPRS

9 crediti formativi richiesti all’Ordine degli Avvocati di Roma.

Per iscriversi al convegno è obbligatorio inviare i propri dati via mail a amministrazione@primaveraforense.it con oggetto “Iscrizione Workshop Tecniche di comunicazione”, unitamente all’attestazione di versamento della quota di rimborso spese.
A tutti i partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione. 

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L’IPRS

L’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali(www.iprs.it) è un’associazione tra esperti d’indagine, di intervento e di formazione in campo medico, psicologico e sociale.

Nello specifico campo della mediazione l’IPRS ha acquisito negli anni competenze in merito alla mediazione sociale, alla mediazione penale (Giustizia Minorile) e alla mediazione famigliare nei casi di separazione dei coniugi con figli.

Per ciò che riguarda lo specifico ambito della mediazione civile, le nostre competenze si concentrano su due aspetti: la tecnica di conduzione del colloquio e la supervisione periodica delle tecniche applicate, soprattutto per lo studio dei casi più complessi a causa della conflittualità delle parti.

Programma

Elementi di tecnica del colloquio

Necessaria premessa a questo tema è l’attenzione posta sull’auto-osservazione: la consapevolezza del proprio ruolo conferisce autorità alla comunicazione finalizzata.

Anatomia del Colloquio

I nuclei problematici che possono danneggiare il ruolo interpretato nel lavoro di mediazione vanno analizzati con le opportune attenzioni:

  • L’incontro con l’altro: le diversità

Nella mediazione è necessario tentare di riconfigurare lo spazio del conflitto, attraverso un ascolto attento e una comprensione autentica; la capacità di ascolto è la prima qualità del mediatore, grazie alla quale è possibile separare la persona dal problema che porta.

Il meccanismo di identificazione-proiezione (mettersi al posto dell’altro, proiettare le proprie convinzioni sull’altro) è una delle derive più spesso agite. 

  • L’incontro con se stessi: l’identità

L’acquisizione di un ruolo professionale, specialmente se nuovo e non accuratamente formalizzato, può condurre ad una sorta di straniamento. L’identità professionale si apprezza attraverso gli stili comunicativi più congeniali, che diventano elementi di riferimento per chi è impegnato nella dinamica conflittuale. Un elenco esemplificativo è utile a chiarire il concetto:

  1. dominante (tende al controllo)
  2. drammatico (usa esagerazioni)
  3. polemico (ama discutere)
  4. vivace (usa molto comunicazioni non verbali)
  5. spiccato (tipico di personalità fuori dalla norma)
  6. rilassato (trasmette calma, fiducia, serenità)
  7. attento (autentico contatto)
  8. aperto (espansivo, socievole, parla molto)
  9. amichevole (non competitivo, tende all’intimità)
  10. aggressivo (prevarica)
  11. passivo (non si manifesta)
  12. assertivo (ascolta senza escludere il suo punto di vista).
  13. … altre maschere possono essere elencate ed è utile al mediatore provare a definire la propria.

Si tratta di una maschera sociale che viene modellata nel corso del tempo e confermata dalle risposte degli altri.

  • L’incontro con l’apprendere: l’ignoto

In ogni nuovo incontro, si manifesta inevitabilmente un preconcetto dell’altro, che non deve intaccare la capacità di riconoscere l’autenticità della narrazione dell’altro. Apprendere richiede un rinuncia graduale al già pensato: la possibilità di abbandonare le definizioni preconfezionate apre uno spazio d’ascolto.

  • L’incontro con il futuro: le aspettative

Nella mediazione è necessario riconfigurare i desideri delle controparti. Il bisogno di veder trionfare le proprie ragioni deve evolvere in qualcos’altro. Per questo il mediatore non può mostrare una fretta inappropriata, che non lasci il tempo necessario al cambiamento: è utile fissare le tappe di avvicinamento e selezionare gli obiettivi raggiungibili. La spinta della fretta impedisce lo sviluppo agli eventi della mediazione.

  • L’incontro con l’inspiegabile: l’inconoscibile

Ammettere di non comprendere tutto è precondizione per cambiare qualcosa, per progettare i passi da compiere e il punto in cui poter arrivare accettando compromessi. La fantasia di potenza del mediatore è un fardello ingombrante: si può sostenere che il buon mediatore dica, faccia, proponga il meno possibile.

  • L’habitus mentale del mediatore

Nel contesto della mediazione nessun gesto è inteso in un significato del tutto neutro: per questo deve essere chiaro, definito nei limiti e nelle relazioni che stabilisce. Per essere pratici: le inflessioni dialettali; i gesti di saluto; la vicinanza corporea; l’equidistanza con gli interlocutori (etc.) narrano qualcosa del mediatore. Il confronto con l’altro determina la necessità di una buona definizione della propria identità.

 

Teoria della comunicazione

Il presupposto teorico deriva dalla Teoria dei Sistemi: i fenomeni relazionali sono spiegabili se inseriti nel sistema che loro compete. Ne deriva che non è sufficiente studiare i soggetti per comprendere un conflitto, ma bisogna comprendere le loro relazioni, le loro comunicazioni.

Nella mediazione il sistema è costituito dal triangolo confliggenti-mediatore e non semplicemente dalla coppia dei confliggenti. Il mediatore entra a far parte dell’osservazione essendo, nello stesso tempo, soggetto estraneo al conflitto e oggetto interno al processo di mediazione: dovrà migliorare la capacità di straniarsi dal contesto, pur considerandosi parte di esso per intercettare i segnali comunicativi della struttura relazionale creata dal conflitto.

Il modello circolare

Le interazioni umane seguono un modello circolare (a retroazione o feedback) in cui è impossibile definire l’inizio della comunicazione. Dobbiamo pensare di essere inseriti in un flusso di interazioni mai pienamente controllabili: il concetto di scatola nera (black box) è la metafora dell’impossibile spiegazione assoluta dei motivi che deviano dalla comunicazione equilibrata e spingono verso il conflitto: possiamo però osservare le entrate-uscite della comunicazione (input-output).

La circolarità dei modelli di comunicazione introduce il concetto di Funzione al posto di Causa: se non è possibile spiegare l’origine di un comportamento, se ne può tuttavia spiegare lo scopo.

Date queste premesse, il sistema di comunicazione costituito dalle parti in conflitto e dal mediatore diviene il luogo della comprensione, entro il quale riconfigurare la relazione tra le parti.

 

 Comunicazione analogica e numerica

In ogni forma di interazione umana vi sono più livelli di comunicazione: è opportuno distinguere tra contenuto (notizia) e relazione (contesto) della comunicazione. La stessa frase (notizia) può essere espressa con tonalità che esprimono forme di relazione diversissime (comunicazioni analogiche).

 

Meta-comunicazione corporea (analogica)

Il corpo e la gestualità sono parte fondante della comunicazione; non sempre siamo abituati ad osservarne gli effetti all’interno delle relazioni e dei vari ruoli di interazione. Se ignorata, la meta-comunicazione corporea, se ignorata, può determinare disordini e contraddizioni; viceversa può divenire il terreno prezioso per modificare (riconfigurare) le relazioni stesse.

 

La presenza dell’inconscio

I riferimenti all’auto-osservazione, alla consapevolezza, all’introspezione, alla capacità di cogliere gli aspetti analogici della comunicazione, sono formulazioni di ciò che si può definire la presenza di fatti mentali e relazionali inconsapevoli che agiscono nei rapporti umani, e quindi nel lavoro di mediazione.

Le fantasie dei confliggenti e del mediatore agiscono durante il rito di mediazione: a ragione di essi è importante che non vi sia concitazione, che siano rispettati opportuni intervalli temporali che inducano alla riflessione e all’ascolto. Si tratta di spazi e tempi rituali adatti alla gestione della mediazione.

 

La Supervisione

Nella pratica delle professioni d’aiuto – la mediazione può essere inclusa tra queste – si parla di un contagio inevitabile che insidia il lavoro della presa in carico di un conflitto tra parti, cioè di un coinvolgimento eccessivo, che genera sofferenza sociale e anche morale. Si tratta di una dimensione inconscia, della quale la pratica della supervisione si fa carico. L’inconsapevolezza disturba ogni tipo di relazione, soprattutto quella conflittuale che è tipica nella mediazione.

Ogni norma che regola le relazioni tra persone porta in sé, fin dal momento della sua istituzione, una specifica potenza emotiva. Tale nucleo emozionale è connesso con le vicende specifiche della formulazione della norma: esso tende a sostenersi e a costituire una sorta di corrente sotterranea che disturba lo svolgersi delle attività regolate dalla norma in questione.

Ogni nuovo gruppo, anche quello formato nella mediazione, viene percorso da una tensione tra due potenzialità: quella del gruppo di lavoro e l’atra del gruppo degli assunti di base. Il primo è permeato di razionalità ed è a contatto con la realtà, perciò in grado di evolversi. Il secondo, fondato sull’attivazione automatica e violenta delle emozioni, è destinato a ripetersi in maniera immodificabile. Nella mediazione ogni gruppo dovrebbe evolvere verso la tipologia razionale ma, spesso, ostacoli veramente insormontabili sembrano impedirlo. La pratica della supervisione ha proprio lo scopo di studiare le strategie più opportune in grado di superarli, per il raggiungimento dei risultati sperati: tali ostacoli sono di natura inconscia, emotiva o legati alla vita del gruppo confliggenti – mediatore, e la supervisione aiuta a comprendere meglio la natura del problema e convogliare le energie verso l’obiettivo finale.

A disposizione, su richiesta, una ricca bibliografia a corredo degli argomenti proposti.

 

Relatori

Dott. Raffaele Bracalenti

Dott. Arturo Casoni

Dott.ssa Anna Ferracci

Dott. Giuseppe Inneo

Dott. Attilio Balestrieri

Dott. Pietro De Santis

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Quota di rimborso spese

90 €, iva esente. La quota comprende tutte le spese: docenze, 2 coffee break, lunch, dispense, quota relativa al personale di segreteria.

 

Iscrizione

Per iscriversi al convegno inviare i propri dati via mail a amministrazione@primaveraforense.it con oggetto “Iscrizione Workshop Tecniche di comunicazione”, unitamente all’attestazione di versamento della quota di rimborso spese.
A tutti i partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

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